LO PRINCIPE D’I NOVI FARISEI !?

La lettura del Vangelo di oggi era molto imbarazzante per colui che ha firmato l’ “Amoris laetitia”, perché è la pagina in cui Gesù proclama l’indissolubilità del matrimonio. Ecco infatti cosa dice:
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In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc 10, 1-12)
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Come lo ha commentato papa Bergoglio? Era immaginabile che si arrampicasse sugli specchi, ma non pensavo che arrivasse a capovolgere totalmente questa pagina evangelica e le parole di Gesù.
Infatti i farisei, in quel passo evangelico, hanno esattamente la posizione oggi vagheggiata da Bergoglio: sostengono una (errata) “misericordia”, predicano una “comprensione” che arriva a legittimare moralmente il ripudio e un secondo matrimonio.
Al contrario Gesù rientra nella categoria, sempre randellata da Bergoglio, dei “rigoristi”, dei “senza misericordia”, dei “dottrinari”, anzi è l’iniziatore di questa categoria, perché è Lui stesso che cancella la “misericordiosa” concessione di Mosè per proclamare l’indissolubilità del matrimonio.
Le sue parole sono esigentissime: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Allora Bergoglio come commenta questa pagina? Ribaltando completamente le parti e il testo evangelico.
Lui (ormai è un’ossessione) identifica i farisei con coloro che – ai due Sinodi – si sono opposti alle sue innovazioni “misericordiose”. Infatti li definisce alla stessa maniera: un «piccolo gruppetto di teologi illuminati», convinti «di avere tutta la scienza e la saggezza del popolo di Dio», che ripetono continuamente “Non si può! Non si può!”.

Qui c’è la prima falsificazione perché – al contrario – i farisei ripetevano che “si può! si può!” dare l’atto di ripudio e risposarsi di nuovo. Era Gesù che diceva: “Non si può! Non si può!”

Ma Bergoglio cambia le carte in tavola. Certo, dice che – in effetti – Gesù proclama “la verità sul matrimonio” e “mai negozia sulla verità”, però distingue sempre tra la verità e la «debolezza umana».

E a questo punto arriva a far dire a Gesù l’esatto contrario di quanto si legge nel vangelo. Ecco le parole di Bergoglio:

“Gesù però è tanto misericordioso è tanto grande che mai, mai, mai chiude la porta ai peccatori”. Lo si capisce quando domanda ai farisei: “Cosa vi ha comandato Mosè? Cosa vi ha ordinato Mosè?”. Quello rispondono che “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio”. Ed “è vero, è vero”. Allora Gesù risponde così: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”…

Ebbene “in questo riferimento a Mosè”, secondo Bergoglio, Gesù “lascia un po’ qualcosa per il perdono della gente che non è riuscita a portare avanti questo compromesso”. Del resto, anche “oggi, in questo mondo in cui viviamo, con questa cultura del provvisorio, questa realtà di peccato è tanto forte”.

Gesù, “ricordando Mosè, ci dice che c’è la durezza del cuore, c’è il peccato”. Ma “qualcosa si può fare: il perdono, la comprensione, l’accompagnamento, l’integrazione, il discernimento di questi casi”.
ORA: IN QUELLA PAGINA DEL VANGELO GESU’ NON ASSECONDA AFFATTO LA “CONCESSIONE” MOSAICA E NON PARLA MAI DEL “DISCERNIMENTO DI QUESTI CASI” A PROPOSITO DELL’INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO.
GESU’ E’ CATEGORICO, AFFERMA IL COMANDAMENTO DI DIO: NON SI PUO’ MAI DIVORZIARE E RISPOSARSI CON UN’ALTRA PERSONA.
E’ INVECE BERGOGLIO CHE PARLA DI “DISCERNIMENTO DI QUESTI CASI”, E’ BERGOGLIO CHE SOSTIENE L’IDEA (CHE ERA LA STESSA DEI FARISEI ANTICHI) SECONDO CUI LA VERITA’ DEL MATRIMONIO E’ “ASTRATTA” E TROPPO ESIGENTE, PERCIO’ DEVE ESSERE POI, NEL CONCRETO, SOPPIANTATA DALLA VALUTAZIONE DELLA SITUAZIONE E DELLE ESIGENZE SOGGETTIVE DI CIASCUNO.

Questi sono i contenuti dell’Amoris laetitia! Con questo intervento Bergoglio chiarisce ancora meglio quello che ha fatto con questo documento: in sostanza par di capire che, in qualche modo, duemila anni dopo, Bergoglio torna a dar ragione ai farisei e torto a Gesù. Ripristinando la prassi mosaica.

SONO PROPRIO I FARISEI ANTICHI INFATTI A SOSTENERE – COME BERGOGLIO – CHE BISOGNA ESSERE “COMPRENSIVI” CON IL DIVORZIO E AMMETTERE IL SECONDO MATRIMONIO.
DUNQUE “LA CASISTICA” CHE BERGOGLIO IMPUTA AGLI ALTRI E’ TUTTA E SOLO SUA CHE INFATTI ORA HA INTRODOTTO ADDIRITTURA LA POSSIBILITA’ – CASO PER CASO – DI ACCEDERE ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI.
Invece Gesù, che è la Misericordia fatta carne, davvero Lui perdona sempre ogni peccatore pentito, ma invitandolo a non peccare più (a uscire dalla condizione di peccato). Lui perdona tutto, ma lo fa elevando il peccatore pentito all’altezza della Legge di Dio, non abbassando la Legge di Dio a suo uso e consumo. Lui non stravolge la verità per giustificare i peccati umani, ma divinizza il peccatore pentito lavando le sue colpe col proprio sangue. Lui insegna cosa è Bene e cosa è Male: non confonde mai il Bene con il Male.

Gesù, che è il vero amore e la vera comprensione, si preoccupa anzitutto della salvezza eterna delle anime (ha dato addirittura la vita per la nostra salvezza) e quindi richiama sempre alla verità e alla Legge di Dio, che è la sola via che porta in Paradiso.

Bergoglio – al contrario – non si occupa della salvezza eterna delle anime (provate a cercare questo tema nell’Amoris laetitia…). Lui si occupa del benessere terreno (con una sua anacronistica ideologia)…
Prima ha fatto un’enciclica sulla raccolta differenziata dell’immondizia e sulla salvaguardia delle biodiversità (sopravvivenza piccoli vermi e zanzare), ora una Esortazione apostolica che elogia l’erotismo (come se oggi ce ne fosse bisogno).
Dunque si trova in imbarazzo davanti a pagine del Vangelo come quella di oggi e, per questo, cerca di attribuire a Gesù la SUA personale idea. Finendo per ribaltare le parti fra Gesù e i farisei.

Bergoglio definisce, sprezzantemente, i farisei «teologi illuminati» che sarebbero chiusi nella trappola del «Si può? Non si può?» e quindi “incapaci sia di orizzonti grandi sia di amore per la debolezza umana”.

Ma è vero il contrario. Gesù non rimprovera affatto ai farisei di aver posto quella domanda e risponde assai volentieri spiegando cosa “si può” e cosa “non si può”. Gesù rimprovera loro proprio l’opposto di Bergoglio: Gesù cioè sostiene che essi sono “indulgenti” col peccato e hanno voluto cambiare la legge di Dio a proprio comodo.

Ecco dunque la surreale conclusione di Bergoglio: “Che Gesù ci insegni ad avere con il cuore una grande adesione alla verità e anche con il cuore una grande comprensione e accompagnamento a tutti i nostri fratelli che sono in difficoltà. E questo è un dono, questo lo insegna lo Spirito Santo, NON QUESTI DOTTORI ILLUMINATI, CHE PER INSEGNARCI HANNO BISOGNO DI RIDURRE LA PIENEZZA DI DIO A UNA EQUAZIONE CASISTICA”.
In realtà – come si è visto – è proprio Bergoglio che fa la “casistica” e la fa andando CONTRO le parole di Gesù e CONTRO ciò che lo Spirito Santo ha sempre insegnato alla Chiesa.
Quindi viene da concludere: “Medico cura te stesso”….. Da sottolineare che in questa pagina del Vangelo di Marco, Gesù – dopo – viene interrogato sull’argomento dai suoi apostoli e a loro ribadisce categoricamente qual è il comandamento di Dio sul matrimonio, perché NELLA SUA CHIESA sia chiaro per sempre!

Quindi è soprattutto ai successori degli apostoli che non è consentito disobbedire a queste parole del Signore, per tornare alle idee dei farisei.

E, a proposito di farisei, tornano in mente – COME MONITO PER BERGOGLIO – i versi che Dante – nella Divina Commedia – dedicò al papa del suo tempo, Bonifacio VIII, che destinò all’Inferno definendolo “Lo principe d’i novi Farisei” (Inf. XXVII, 85)…

Antonio Socci

Pirografie di Rodolfo Danieli a Copparo

In mostra nell’atrio del Comune il 7 e 8 maggio prossimi

 Può il legno trasformare la propria essenza di rigidità in morbide curve di chiaroscuri, assumere la leggerezza di un velo, diventare filigrana come in un intarsio, plasmare la dolcezza del volto rinascimentale e contemporaneamente raccontare la forza di un elemento naturale che solo l’incisione dello scalpello potrebbe rendere viva?  Si, perché le tavole di tanganica sotto l’abile tratto del pirografo di Rodolfo Danieli, diventano quadri viventi di un tempo dell’arte in cui il genio umano ha dato il meglio di sé. I capolavori di Rubens, Guido Reni, Poussin, Carracci, Caravaggio, Zurbaran, Gentileschi (solo per citarne alcuni) si trasformano nel racconto di una passione che nasce dall’amore per la bellezza della forma e l‘armonia del movimento, ma soprattutto dalla voglia di raccontare attraverso il dosaggio sapiente della luce e delle tenebre, la passione viscerale per l’intimissimo e contrastante rapporto tra il divino, l’umano e chi lo crea. CARRACCI COMPIANTO DI CRISTO 1 copiaC’è una forza elegante nelle opere di Danieli, una forza che dà respiro alla composizione e contemporaneamente riproduce con assoluta perfezione di dettagli, la spinta verso il movimento di ciascuna figura sia esso il gladio alzato della “Strage degli innocenti”, il cavalo imbizzarrito di vinciana memoria nel “San Giorgio” di Rubens, il gesto ruotante del piccolo Davide su Golia o la tensione leggiadra dell’indice all’insù in quell’ “Annuncia a Maria” in cui le venature proprie del legno si sono trasfigurate in piena luce. È un maestro Rodolfo Danieli, di quelli in cui la piena padronanza della tecnica ti restituisce la capacità di leggere opere famosissime con uno sguardo nuovo, quello della sensibilità. Una sensibilità mai leziosa o ridondante della sua capacità di ricreare particolari eccellenti, stoffe finissime, sguardi in grado di parlar nell’infinito e mutante linguaggio di un’arte, che ha perso il colore per regalarsi tutta ad un chiaroscuro superbo. Scriveva Alda Merini: “La sensibilità non è donna, la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo diventa poesia”. Quella delle pirografie di Rodolfo Danieli.
(d. Massimo Manservigi, Direttore de “La Voce di Ferrara”)

Pirografie in mostra

San Michele B

 

COPPARO (FE): 

Atrio d’ ingresso del Comune
Festa di Primavera organizzata da
COMART COPPARESE

7 e 8 maggio 2016
In mostra le Pirografie di Rodolfo Danieli

 

 

In occasione della Festa di primavera che annualmente viene organizzata dalla COMART Copparese, nell’ambito delle varie manifestazioni, presso l’ingresso del Palazzp Comunale di Copparo verrà allestita anche una mostra delle pirografie di Rodolfo Danieli, per fare conoscere al pubblico una tecnica pittorica pressoché sconosciuta ai più.
Saranno esposte 20 tavole a soggetto religioso, tutte riproducenti opere d’arte di famosi pittori del periodo compreso tra il 1300 e 1600, utilizzando la tecnica della pirografia..

IL VICOLO CIECO TERRIBILE

LUIGI NEGRIMessaggio pasquale di Mons. Luigi Negri

Carissimi figlie e figli della chiesa di Ferrara-Comacchio,
stiamo vivendo un momento terribile, che non riusciamo a definire, mentre – impietriti dall’orrore – ci passano davanti per l’ennesima volta i racconti sempre più dettagliati dell’efferato omicidio di Roma, espressione disumana di una violenza perseguita senza esitazioni ad opera di due giovani che dalla vita hanno avuto tutto, e così hanno creduto di potersi concedere pure la particolarissima esperienza di vedere cosa si provi ad ammazzare un ragazzo, un essere umano.
Questa esperienza terribile, ma già in qualche modo decodificata, ridotta e parzializzata, forse sta lì a dirci che la nostra società ha imboccato un vicolo cieco, come ha sottineato un giudice che si occupa del caso quando ha scritto che uno di loro non ha mostrato il minimo senso di pietà, quella “pietas” umana che è la base essenziale su cui fondare ogni consorzio civile.
Questo è oggi il sepolcro di Cristo, la tomba da cui Cristo esce ancora una volta vittorioso. Queste sono le macerie di un’umanità e di una società che ha preteso di fare a meno di Lui, anzi di opporsi, di ridurlo e di emarginarlo molte volte con la violenza, arrivando a fare l’esperienza amarissima di una dissoluzione della propria stessa vita.
Come risuonano illuminanti, nella nostra situazione odierna, le parole di Henri de Lubac, molte volte citate da San Giovanni Paolo II, quando ci ricorda che l’uomo che si oppone a Dio tende a costruire una società nella quale la sua umanità non può che annientarsi.
Noi sentiamo sul cuore il peso del fallimento di un’impostazione dei rapporti sociali che si rivelano ogni giorno di più alla mercé della violenza, considerata come modo per impostare o per risolvere i problemi, dal livello familiare fino a quello tra le comunità internazionali, in questo mondo della cosiddetta globalizzazione.
L’orrore tende a diventare poi disperazione e se ne avvertono i sintomi nella vita degli uomini che ci stanno accanto. Molte volte la disperazione è mascherata dalla presunzione di successo o di benessere perseguito a tutti i costi o dall’espressione incondizionata dei propri istinti e dei propri desideri, a cui questa società si dispone a concedere ogni riconoscimento civile e giuridico. Penso anche allo sproporzionato e inaudito impegno per promuovere leggi che minano alla base la famiglia e la vita umana, trascurando i grandi ed evidenti problemi reali del Paese e della gente, come il lavoro, l’immigrazione, l’insicurezza del vivere, la giustizia sociale.
Di fronte a tutto ciò non possiamo non dire, con vivida chiarezza, che questo è un disegno per rinchiudere definitivamente Gesù Cristo nel sepolcro, alla stregua dei farisei e delle autorità sacerdotali del suo tempo.
In realtà da questo sepolcro, ora come allora, Gesù Cristo risorge vittorioso per dare all’umanità sconvolta il dono di una vita nuova, di un’esistenza più intensa, che finalmente accoglie il progetto originale con cui Dio l’ha pensata.
E ancora una volta l’umanità nuova – nel lungo e quotidiano cammino della fede, della speranza e della carità – è chiamata a sperimentare la resurrezione, come esperienza attuale e come ragione per continuare oggi quel grande movimento missionario che proprio la stessa resurrezione di Cristo e l’effusione dello Spirito ha fatto nascere nel cuore dei primi credenti che l’hanno poi trasmessa fedelmente di generazione in generazione.
Che dirvi di più radicale ma insieme di più semplice di questo: ritorniamo a credere in Cristo morto e risorto per noi.
Ritorniamo a credere in Lui che solo può salvare la nostra vita dal male cioè dall’inconsistenza, e che solo può dare alla nostra ragione la sua apertura adeguata che ogni giorno si protende verso la conoscenza della verità, del bene, della bellezza e della giustizia. Gesù solo può dare al nostro cuore una ragione autentica per vivere i rapporti con tutti gli uomini ovvero la carità, cioè la responsabilità di coinvolgere la vita di quelli che incontriamo nella vita di Dio, di cui siamo destinatari e insieme protagonisti.
Diversamente non ci sarebbe nessun motivo di positività nella percezione dell’esistenza così come quotidianamente la vediamo vivere, e molte volte forse la viviamo anche noi.
Ma le cose vecchie sono passate, ecco io faccio una cosa nuova – dice il Signore – che germoglia in voi. Voi non ve ne accorgete ma questo germoglio c’è, ed è a questa chiesa che io dico, come Pastore, che la vita nuova c’è, è dentro di noi come un germoglio che deve tendere a maturare pienamente, attraverso Cristo, partecipando sempre più profondamente alla Sua vita.
La novità è dunque la fede nel Signore Gesù Cristo, crocifisso e risorto; è la fede nel suo popolo in cui Lo incontriamo ogni giorno e con il quale ci immedesimiamo nel lungo cammino che la chiesa compie affinché la fede maturi in cultura nuova, in carità e in impeto missionario.
Questa è la nostra Pasqua!
Il sepolcro di Cristo, che è più radicalmente il sepolcro dell’uomo che ha presunto di se stesso, viene travolto dall’energia della resurrezione. Accettiamo che questa energia ci coinvolga, perché da noi investa la vita dei nostri fratelli e sorelle, e di tutta la società.
La nostra è certamente una Pasqua strana, vissuta e proclamata in un mondo in dissoluzione, ma non per questo dobbiamo nascondere al mondo la verità della salvezza; al contrario dobbiamo immettere dentro la sua dissoluzione l’unica possibilità di speranza data all’uomo di oggi, come all’uomo di duemila anni fa: Cristo Signore della vita e della morte, redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia.
Questa Pasqua la viviamo nell’Anno Santo della Misericordia, donato provvidenzialmente a tutta la Chiesa dalla grande presenza di papa Francesco: che sia sempre più partecipazione viva alla misericordia di Dio, che è Cristo, e comunicazione di questa misericordia, attraverso la nostra testimonianza, a tutti gli uomini che incontreremo. Senza nessuna esclusione e senza nessuna limitazione, con il cuore aperto ad ogni uomo nella chiarezza del giudizio sulle condizioni in cui l’uomo vive, ma insieme nella certezza che da questo giudizio nasce uno scambio autentico di vita divina, ricevuta, testimoniata e donata.
Chiedendo alla Beata Vergine Maria, Madonna delle Grazie, di intercedere in modo particolare per la vita buona del nostro popolo, porgo a tutti voi i miei più sentiti auguri di buona Pasqua e vi benedico di cuore.IL VICOLO CIECO