LE BALLE DI MONS. LUIGI NEGRI

Quando una parola vale più di una predica.
20170521_092340-copiaDi fronte a questa scritta, posta sopra la porta d’ingresso della sagrestia della bellissima chiesa di Pescara (FE), Mons. Luigi Negri, al termine della cerimonia di Cresima di sei ragazzi, rivolgendosi ai numerosi fedeli ha detto:  … io che sono milanese, e come tale sono un tipo pratico, di fronte a questa scritta dico che questa è l’unica verità, tutto il resto sono balle !! …
Come non dargli ragione.,

L’ULTIMO MESSAGGIO DI FATIMA

view“ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si allunga, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: ‘nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!’.

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OFFESE, RIFLESSIONI O SPAZZATURA?

suor-lucia-e-s-giovanni-paolo-iiBenedetto XVI, nel pellegrinaggio a Fatima del 13 maggio 2010, auspicò di vedere nel centenario delle apparizioni (il 2017), il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato dal Messaggio della Madonna.
Ma il 12 maggio del 2017 papa Bergoglio ha sostanzialmente liquidato Fatima e il Messaggio della Madre di Dio.
Oggi nell’omelia, grazie al Cielo, ha letto una normale paginetta celebrativa, preparata dai teologi della Santa Sede per la canonizzazione dei pastorelli, e c’è perfino un (fugace) accenno all’inferno (la strategia bergogliana è sempre questa).
Ma ieri, quando ha pronunciato il suo vero discorso bergogliano, è successo qualcosa di clamoroso. E’ venuto a Fatima esattamente per pronunciare queste parole che sono in contrapposizione a tutte quelle pronunciate, in quel santuario, dagli altri papi che sono andati lì come pellegrini.

CONTO APERTO
Che Bergoglio avesse un conto aperto con Fatima si poteva immaginare anche perché durante le polemiche dei Sinodi (per la comunione ai divorziati risposati) furono spesso citate alcune importanti parole di suor Lucia che facevano capire quanto fossero sbagliate le “modernizzazioni” teorizzate da Kasper e imposte da Bergoglio.
Era stato il cardinale Carlo Caffarra – che si batteva in difesa della fede cattolica e poi è stato uno dei protagonisti dei Dubia – a riferire che, quando ebbe da Giovanni Paolo II l’incarico di fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia, scrisse a suor Lucia per chiederle preghiere.
E – a sorpresa – la veggente gli rispose con una lunga lettera in cui – riferiva il cardinale – affermava che “lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.

Più in generale si poteva immaginare che le apparizioni di Fatima non fossero amate da Bergoglio: c’è la visione dell’Inferno, l’invito alla conversione e alla penitenza e c’è la profezia sull’avvento del comunismo ateo che con i suoi crimini, specie le persecuzioni contro i cristiani, ha insanguinato tutto il Novecento (e non solo).
Tutti temi detestati da Bergoglio. Ma non si poteva immaginare che Bergoglio avesse deciso questo viaggio addirittura per demolire le apparizioni e il Messaggio della Madonna.
Una spettacolo mai visto.

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Antonio Socci

SAN GIORGIO NON GIOCA AL PALLONE

spal-2016-17-esultanza-facebook-750x450La SPAL è stata sconfitta in una partita importante e decisiva per la promozione in serie A.
Sto pensando al tanto vituperato Medio Evo: fossimo stati ai quei tempi, tutta la città, prima della partita, si sarebbe adunata nella bella Cattedrale ed ogni rione, stesi i propri stendardi ai piedi del Santo protettore, avrebbe speso una preghiera di supplica, di protezione, di aiuto .   “…, e ai piedi, baciando, gli ponemmo i nostri belli trentasei stendardi…” (Ma erano altri piedi e non certo santi…).
A quei tempi ci si credeva e spesso funzionava.
sangiorgio_incisione-george-and-the-dragon-q75-961x1217Oggigiorno queste gesta le fanno ancora le contrade in occasione del palio: tutti i gonfaloni ben schierati in Cattedrale davanti al presbiterio per la benedizione del Vescovo e poi via, col meraviglioso corteo, lungo la strada più famosa d’Europa disegnata e voluta da Biagio Rossetti, tutti in corteo per i “giochi” in piazza Ariostea, e vinca il migliore (e chi vince sicuramente ringrazierà il Santo protettore della contrada).

La folla assatanata del calcio, i tifosi della SPAL, una città intera,  non ha di questi gesti “perditempo”, ma oggi forse San Giorgio una pallonata in rete l’avrebbe data volentieri; tuttavia il Santo, sia pure dimenticato da chi ha il cuore bianco azzurro, un regalo lo ha fatto comunque e lassù in Paradiso ha preso a braccetto San Bartolomeo (che evidentemente a football gioca bene), protettore di Benevento chiedendogli di mettere una pezza a tutta la faccenda.
E la SPAL è finalmente in serie A.
49 da giocare al lotto.

 

PONTELANGORINO: Mons. Luigi Negri

MESSAGGIO A SEGUITO DEL DUPLICE OMICIDIO A PONTELANGORINO

12/01/2017

LUIGI NEGRICarissimi figlie e figli della chiesa particolare di Ferrara-Comacchio,
mentre vi scrivo questo messaggio debbo confessarvi che, per la prima volta nella mia lunga vita, avverto un dolore e un disagio talmente profondi da farmi toccare con mano quanto solo la fede possa impedire la disperazione. Quello che è accaduto fra di noi, nello spazio della convivenza civile dei nostri paesi di provincia, è l’irruzione incredibile di una mentalità talmente diabolica da distrugge qualsiasi sentimento di umanità e di amore.
Ciò che è stato premeditato e perpetrato in maniera impietosa ci mette davanti un lembo innegabile di inferno, ovvero la perdita totale del senso della dignità umana e dei valori fondamentali su cui può essere costruita la vita personale e quindi la vita dell’intera società.
Ci si sente inermi e impotenti di fronte ad una così cruda realtà, all’irruzione così violenta del male che può ghermire le menti dei giovani e farli diventare assassini.
Lasciatemi dire anche, però, soprattutto ai genitori, quello che ho più di una volta ripetuto: non è più tempo per trascurare la nostra responsabilità educativa, non possiamo lasciare che i giovani crescano senza nessuna regola, senza nessun ideale, convivendo con i genitori esclusivamente sulla base di interessi e di problemi materiali.
La famiglia e la chiesa, così gravemente colpite da quello che è accaduto, devono riprendersi. Non posso negare infatti che questi ragazzi, poco o tanto, hanno frequentato le nostre attività parrocchiali e partecipato, almeno sporadicamente, a qualche momento formativo. Evidentemente dobbiamo fare tutti molto di più e molto meglio.
Non lasciamo da soli i giovani, perché possono diventare facile preda di una mentalità assolutamente disumana e anticristiana.
Riprendiamo, o ricominciamo, il cammino educativo. Aiutiamoci reciprocamente, famiglia, società e chiesa, a non perdere il passo con i nostri giovani, facendo loro quelle proposte alte di vita nuova che sole costituiscono l’unico vero antidoto all’egoismo dissennato che rende gli uomini schiavi di una mentalità consumistica e quindi violenta.
Sono vicino a tutti i nostri fratelli e sorelle della comunità di Pontelangorino; vorrei essere con loro nella manifestazione programmata per sabato ma, nell’eventualità che non possa essere presente, vi invito a leggere e a meditare questo messaggio che estendo a tutta la mia amata Arcidiocesi, perché ciò che è accaduto riguarda tutta la Diocesi, ed è una ferita inferta al suo cuore. Per questo la invito a non perdere la coscienza della sua identità e della sua responsabilità educativa.
Dolorosamente, come non mi è mai accaduto prima, vi impartisco di cuore la mia benedizione, chiedendo – soprattutto alla Madonna delle Grazie – che trasformi la disperazione in un dolore utile per il bene di tutta la comunità ecclesiale e civile.
+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa